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venerdì 3 ottobre 2008
giovedì 2 ottobre 2008
Brunetta replica ai precari della ricerca
Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, replica alle numerose notizie relative ai precari precisando che "il decreto legge 112/2008, ormai chiamato 'decreto Brunetta', non ha previsto disposizioni più restrittive in materia di contratti a tempo determinato o di collaborazioni coordinate e continuative".
E' quanto si legge in una nota del ministero, in cui si aggiunge che il decreto "non è intervenuto neppure sulla disciplina in materia di stabilizzazioni dei rapporti di lavoro flessibili. Inoltre il regime delle assunzioni per il 2008 è rimasto invariato".
"Per quanto riguarda l'emendamento sul riordino della disciplina in materia di stabilizzazioni, le disposizioni proposte determinano un intervento a decorrere dal primo luglio 2009 - spiega la nota -. Ne deriva che, per tutto l'anno 2008 e proseguendo fino al 30 giugno 2009, le amministrazioni che deliberano una programmazione triennale del fabbisogno di personale, coerente con le dotazioni organiche, possono avviare le assunzioni, anche mediante procedure di stabilizzazione, autonomamente o previa autorizzazione”.“Possono procedere autonomamente le amministrazioni che beneficiano di una previsione speciale e di risorse finanziarie stanziate appositamente dalla legge. È il caso dell'Isfol, in cui una precaria, ricorrendo alla stampa, mi attribuisce la responsabilità della sua mancata assunzione presso il medesimo ente. Per l'Isfol, invece, la legge finanziaria 2008, nonché il Decreto Legge 93/2008, hanno destinato risorse finanziarie per il processo di stabilizzazione. Fino al 30 giugno 2009, dunque - conclude - non c'é alcun impedimento legislativo e amministrativo che impedisca all'ente di procedere alle assunzioni di personale precario in possesso dei requisiti”.
I precari della ricerca ora sfidano Brunetta
I precari della ricerca, dopo il successo della manifestazione, con circa 5000 lavoratori in piazza, ora hanno deciso di sfidare il ministro Renato Brunetta a un confronto pubblico. «Il titolare della Funzione Pubblica – si legga in una nota firmata dai precari della ricerca - continua infatti ad affermare che l’emendamento presentato dal Governo all’art. 37 del disegno di legge A.C. 1441-quater non mette a rischio le stabilizzazioni di migliaia di precari della ricerca e non blocca le proroghe dei contratti in essere».
I ricercatori, come dimostrato dalla loro massiccia presenza in piazza stamattina, sono convinti del contrario, e pensano che il testo approvato dalla Commissione Lavoro della Camera sia chiarissimo. Se l’emendamento passa alle Camere, a luglio dell’anno prossimo 8000 precari rischiano di essere espulsi dalla Pubblica Amministrazione.
Per questo chiedono al ministro un confronto, sale della democrazia, dove ciascuna delle due parti possa spiegare le proprie ragioni, e lasciano a Brunetta la scelta del luogo e della data.
Il successo della manifestazione di oggi- si legge sempre nella nota - non cancella il rifiuto da parte della Commissione Lavoro della Camera di ricevere una delegazione di precari, che hanno inutilmente atteso per ore a Piazza Montecitorio per poter esporre le loro ragioni ai deputati che decidono del loro futuro. Unico intervento quello di Cesare Damiano, ministro ombra per il Lavoro, che è stato presente alla manifestazione e ha comunicato ai manifestanti le novità sui lavori della commissione. Anche il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha respinto la richiesta di incontro con una delegazione di lavoratori dell’ISPRA, presentata da esponenti dell’opposizione in Campidoglio. Questo nonostante il primo cittadino della Capitale non possa ignorare la ricaduta che l’emendamento avrebbe sulla città da lui amministrata, che tra qualche mese potrebbe avere migliaia di disoccupati in più e altrettante famiglie in crisi.
Vicinanza ai lavoratori degli enti di ricerca è stata inoltre, espressa dal Presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che domani mattina terrà una conferenza stampa sull’argomento a Palazzo Valentini, insieme al presidente della Regione, Piero Marrazzo. I consiglieri comunali del Partito Democratico Masini e Valeriani hanno invece annunciato la presentazione di una mozione di solidarietà coi precari a rischio, che sarà votata in Campidoglio lunedì prossimo.
I precari della ricerca in corteo Levi Montalcini: «Sono con voi»
Continua la mobilitazione dei precari degli enti di ricerca, tra i quali l'Ingv, L'Istat, l'Ispra l'Infn e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, preccupati per i possibili blocchi delle assunzioni programmate dalle precedenti finanziarie. Il sit-in davanti al ministero della Funzione Pubblica si è trasformato oggi in un corteo spontaneo. Un emendamento del governo approvato alla Camera posticipa a fine giugno 2009 lo stop alla stabilizzazione, ma per i manifestanti è ancora troppo poco. Secondo il professor Enrico Garaci, presidente dell'Iss e coordinatore dei presidenti degli enti di ricerca, occorre distinguere nella pubblica amministrazione "la peculiarità della ricerca". "In Italia - ha spiegato - siamo penalizzati: il numero dei ricercatori è esiguo, il numero dei precari è vasto. Occorre trovare soluzioni che tengano conto del merito e della qualità: per questo si deve concentrare l'attenzione nei confronti dei precari"."Solo all'Iss - spiega Susanna Conti della Cgil - ci sono circa 600 precari tra contratti a termine e co.co.co che rischiano il posto di lavoro". Proteste sono state fatte anche al Cnr (oltre 200 ricercatori hanno occupato presidenza e direzione generale), e in altri enti di altre città. “Alcuni dei ricercatori (700 solo al Cnr in graduatoria per la stabilizzazione) - ha spiegato un esponente della Uil - hanno già sostenuto dei concorsi e ora rischiano il posto; a questi si aggiungono altri 1.500 precari che invece sarebbero rientrati nelle procedure di stabilizzazione con la Finanziaria del 2008. Ma complessivamente i posti a rischio sarebbero 7.000”. A sostegno delle preoccupazioni dei precari si è unita anche il premio Nobel Rita Levi Montalcini, che a margine di un congresso internazionale all'Iss ha voluto dare pieno appoggio ai giovani e non più giovani precari: "Ho sentito i loro problemi, sono con loro. Formiamo giovani ricercatori di prima qualità - ha detto Montalcini - e dall'estero ho potuto vedere le loro capacità. Sono un capitale umano eccellente da salvaguardare". Quella espressa dai precari della ricerca è "preoccupazione condivisa" anche dal presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Tommaso Maccacaro. "Siamo tutti un po' preoccupati - ha detto - perché vengono continuamente create difficoltà operative a fare ricerca, vuoi per scarsezza di risorse, vuoi per limitazioni dell'area di autonomia di un ente".
P.A.: ZINGARETTI, SOLIDARIETA' A LAVORATORI PRECARI
Precari, sit-in diventa corteo a Roma
mercoledì 1 ottobre 2008
"Ho scoperto un virus, e ora via" Storie di precari in vendita su eBay
Sono di nuovo in piazza a Roma i ricercatori che rischiano di essere bloccati
Sono migliaia, da anni "in posti chiave. Ed eravamo lì perché serviva"
Marco, 40 anni e da otto all'Iss, è il simbolo della protesta. Parla con il cartello che porta al collo: "Figli di un genitore precario. I diritti di un precario sono anche i loro". Il broncio dei suoi tre bambini spiega più di ogni comunicato. "L'abbiamo saputo dal sito di Repubblica - racconta Marco - dalla storia di Valentina Benni, premiata da Brunetta ma messa fuori. Uno choc. Ho pensato: sono fuori anch'io. E ora come lo spiego ai miei figli?".
Si inizia con un progetto per un mese. Poi due mesi, sei mesi. Un anno. Tre anni. A seconda dei fondi. Il tempo passa. E zero concorsi. Ti specializzi, diventi indispensabile. "Un lavoro che amo perché unisce due passioni - continua Marco - l'informatica e i bisogni delle persone. Ricordo gli inizi, quando ero nel progetto di sperimentazione del vaccino anti-Aids. Tutte le mattine mi svegliavo pensando ai malati che non ce l'avevano fatta e a quelli che aspettavano di guarire".
L'unità informativa, nata anche grazie alle competenze e al lavoro di Marco, rischia di saltare. Sono tutti precari. E con loro anche i progetti aperti. Come quello sui farmaci contraffatti, un database a prova di hacker quasi pronto e realizzato in collaborazione con Aifa, carabinieri del Nas e ministero della Salute, per sconfiggere la piaga dei medicinali falsi spacciati su Internet senza controlli. Chi se ne occuperà? "Molti colleghi non hanno retto". Marco abbassa lo sguardo. "Sai quanti vanno dallo psicologo dopo dieci, venti anni di precariato? La gente pensa che la pubblica amministrazione sia un porto sicuro. E invece è solo l'utero di una matrigna. Ci sei ma non ti vuole. Una schizofrenia".
All'Istituto superiore della sanità i posti a rischio sono settecento: 400 con un contratto a progetto e 300 a tempo determinato. Quasi la metà del personale di ruolo. Biologi, medici, amministrativi di primissima qualità. Firmatari di progetti, autori di brevetti scientifici e articoli sulle riviste internazionali. Responsabilità e competenze che potrebbero scomparire e paralizzare l'intera attività dell'Istituto. Che vuol dire ricerca e controllo: alimenti, farmaci, ceppi influenzali, batteri, virus. "Ho colleghi anche di 50 anni con famiglia e mutuo. Fuori da qui come si riciclano? Cosa faranno? Cosa farò? Non siamo raccomandati, imbucati, infiltrati. La gente non capisce perché non sa. Abbiamo lavorato qui perché avevamo le competenze e servivamo. E ora?".
Francesca, 43 anni, tecnico di laboratorio è da record: 23 anni all'Iss in attesa di una "stabilizzazione". Quella garantita in modo graduale dalle ultime due leggi Finanziarie e per ora saltata. "Più di venti anni ad occuparmi di emergenze sanitarie e controlli di stato sui vaccini: morbillo, varicella". Francesca scorre i ricordi. "Ve la ricordate la chikungunya? La febbre mortale trasmessa da zanzare infette che fece qualche morto anche in Italia nell'estate 2007? Siamo stati noi a identificare e isolare il virus in 24 ore". Gli anni all'Istituto? "Bellissimi, ma un calvario. Nei primi tre ero a zero lire. Poi le parcelle. I co.co.co. E finalmente il tempo determinato. Fatto il concorso, speravo nella stabilizzazione. Niente. Non solo. Ora siamo fuori. È assurdo".
La sala Pocchiari dell'Iss è stracolma. Mai stata così. Un muro di persone che parte dal marciapiede di viale Regina Elena. Tutti in assemblea con i sindacati di base. Per decidere cosa fare. Qualcuno chiede spiegazioni. "Cosa succede se passa l'emendamento?". Intanto nei laboratori i camici bianchi lavorano con ampolle e vetrini. C'è l'australiana in arrivo, l'influenza di quest'anno. E poi il vaccino anti-Hiv: il progetto di sperimentazione va avanti ed è il fiore all'occhiello dell'Istituto. Il latte cinese con la melammina da testare. E la ricerca da proseguire.
Non molto lontano, in via Ardeatina altri ricercatori sono in assemblea permanente. Giovani e meno giovani angosciati. Fausta, 37 anni, è biologa dell'Inran (l'Istituto nazionale di ricerca per l'alimentazione e la nutrizione) e al settimo mese di gravidanza. Con un dottorato alle spalle e dodici anni di assegni di ricerca, co.co.co. e poi tempo determinato dopo il concorso. Un precariato lunghissimo e la speranza di essere "stabilizzata" presto. "Pensavo proprio di avercela fatta - si illumina - ero tra i primi 14 in graduatoria e sarei passata con la successiva tornata e invece niente. Stabilizzazione di fatto abrogata. Niente assunzione ma neanche tempo determinato, come ora. Completamente fuori. A casa. Con un bimbo in arrivo".





