sabato 24 maggio 2008

Soros ad un passo, manca il sì

Da Il Romanista - di Luca Pelosi

La famiglia Sensi ha mollato e ha deciso di valutare la cessione dell’As Roma. La disponibilità a trattare è stata comunicata a Unicredit, la banca presso la quale ItalPetroli è indebitata per 377 milioni di euro. Era questo il segnale che gli advisor di George Soros attendevano. Ormai è solo questione di giorni, forse di ore. Se il magnate americano è d’accordo, già lunedì o martedì l’affare potrebbe chiudersi e quella di stasera passerebbe alla storia come l’ultima partita della Roma sotto la proprietà dei Sensi, al timone dal 1993. Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha preso in mano la situazione ed è in contatto costante con Banca Rotschild e lo studio legale Tonucci in Italia e con la Inner Circle Sports in America, cioè gli advisor che hanno rappresentato Soros in questa lunga vicenda. Esce praticamente di scena, quindi, l’avvocato Gian Roberto De Giovanni dello studio Lovells, che lo scorso 18 aprile tirò fuori il fantomatico che di fatto impedì che potesse essere formalizzata l’offerta. Si trattava di 210 milioni (compresa buonuscita per i Sensi) per il 66% delle azioni del club giallorosso. Il resto andrà messo per l’Opa. L’offerta non è mai stata aumentata e se Soros, che a questo punto ha verificato la disponibilità dei Sensi a vendere, la riterrà ancora valida, diventerà il nuovo proprietario dell’As Roma.
Che cosa ha convinto i Sensi a cedere? L’inattuabilità del piano di rientro del debito sottoscritto dal CdA di Banca di Roma (inserita nel gruppo Unicredit dopo che lo stesso ha acquisito Capitalia) lo scorso novembre, non ben visto dai vertici di Unicredit e tuttora in vigore, dato che non ne è mai stato approvato uno nuovo. I Sensi avrebbero dovuto ricavare 130 milioni dalla vendita dei terreni di Torrevecchia, per i quali però non c’è un compratore, per chiudere la prima fase del piano ma anche per convincere i revisori dei conti di Pricewaterhouse a certificare il bilancio entro il 30 giugno 2008. Entro quella data Banca Finnat avrebbe dovuto aggiornare il piano industriale di ItalPetroli, decisivo per attuare la seconda fase del risanamento. Preso atto dell’inattuabilità del piano e del fatto che l’unica soluzione per rientrare di una buona parte del credito è la cessione dell’As Roma, Unicredit era pronta a lanciare una sorta di ultimatum ai Sensi. O ci pensate voi, o ci pensiamo noi. L’ultimatum non ha fatto in tempo a scattare che è arrivata la decisione di affidare alla banca la trattativa.
Nella serata di ieri è arrivato un nuovo comunicato di ItalPetroli, in cui l’azienda controllante dell’As Roma precisa di non aver ricevuto «alcuna formale manifestazione di interesse, nè offerta, di qualsivoglia ammontare, da parte di fondi di investimento riconducibili al Sig. George Soros e, pertanto, alcuna intesa di alcun genere è stata raggiunta con lo stesso o con suoi rappresentanti, in relazione alla partecipazione di controllo in A.S. Roma». Ineccepibile, perché le operazioni ormai sono in mano a Unicredit e comunque, vista la disponibilità a cedere, nel momento in cui dovesse arrivare l’offerta formale, la trattativa si potrebbe già considerare chiusa. «Si precisa, altresì - prosegue il comunicato - che nessuna offerta è stata presentata da parte del Sig. Follieri in proprio, o per conto di fondi dallo stesso gestiti; pertanto, le notizie apparse in merito a possibili offerte presentate da quest’ultimo o, a contatti con tale persona, o suoi rappresentanti, sono da ritenersi assolutamente prive di fondamento». Sono due i dati rilevanti: per la prima volta si fa il nome di Soros, mentre «prive di fondamento» vengono definite solo le voci che riguardano un ritorno sulla scena del faccendiere Raffaello Follieri, che in passato cavalcò qualsiasi cordata interessata all’acquisto dell’As Roma. Poi gli uomini di Soros gli fecero firmare un documento per certificare la sua assoluta estraneità al loro interesse per la società di Sensi.
Settimana decisiva, quindi, stavolta sul serio. Se Soros dice sì, ci sono tutte le condizioni per chiudere. Steven Horowitz, l’uomo di Inner Circle Sports già venuto a Roma ad aprile, è pronto a tornare e se lo fa è per chiudere. Atteso nella capitale anche l’avvocato Joe Tacopina, che intanto ha disdetto tutti gli impegni per vedere in tv la finale di Coppa Italia. Con lui si parlerà soprattutto del futuro assetto societario. Il tempo stringe anche perché il mercato è alle porte e bisogna stanziare il budget per acquistare nuovi giocatori. E quelli attuali? Ieri parlavano tra di loro di come battere l’Inter. E anche di George Soros.

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