mercoledì 1 ottobre 2008

Rivolta precaria

Presentato alla Camera l'emendamento che azzera le norme del precedente esecutivo per contrastare la precarietà nel settore del pubblico impiego. Manifestazioni e proteste in tutta Italia, ma il ministro Brunetta si difende: un'operazione di chiarezza contro l'ambiguità avuta dal governo Prodi in materia

Lui lo definisce un "fare chiarezza" su quanto stabilito "ambiguamente" dal governo Prodi, loro, i 60mila interessati, lo vedono invece come il realizzarsi della catastrofe: la cancellazione di ogni speranza di un lavoro stabile dopo anni di tempo determinato e l'inizio della disoccupazione. Due prospettive diverse, così diverse da produrre un'opposizione radicale: da una parte il governo e il ministro Brunetta, dall'altra i precari del pubblico impiego, già mobilitati insieme alle rappresentanze sindacali in tutta Italia contro un provvedimento che fa carta straccia dei -seppur piccoli- passi avanti compiuti dal precedente esecutivo in tema di lotta alla precarietà. Al centro dello scontro, l'emendamento che azzera i processi di stabilizzazione dei precari della P.a. (enti di ricerca e università compresi) previsti nelle ultime due manovre economiche del governo di centrosinistra. Un emendamento che è stato presentato oggi alla Camera dei deputati e che accompagna il ddl 1441 (in iter di approvazione), ovvero il disegno di legge chiamato burocraticamente "Misure per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione".

In verità il ministro della Funzione pubblica, il crociato della lotta ai fannulloni del settore, lo aveva ripetutamente annunciato nelle settimane scorse, ma la sua presentazione di oggi alla Camera e l'ormai iniziato iter per l'approvazione della manovra economica che lo ratificherebbe, hanno impresso un'accelerazione alla mobilitazione del mondo dei precari contro la norma affinchè venga ritirata. Perché lo spiega il leader della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo: l'emendamento "modifica l'articolo 37 del ddl revocando le risorse destinate dalle precedenti finanziarie 2007-2008 alla stabilizzazione dei precari della P.a e prevedendo che, alla data di scadenza, i contratti non si possano rinnovare a tempo ma vanno sciolti". Una misura che già da sola sarebbe devastante per i tanti lavoratori pubblici, perché "porterebbe al licenziamento migliaia di persone e metterebbe in ginocchio il sistema pubblico di ricerca e università", ma che accompagnata alle altre decisioni prese dal governo rischia di diventare una bomba deflagrante nel settore dell'amministrazione pubblica. Spiega sempre Pantaleo che queste norme "unite a quelle che limitano a 3 anni la possibilità di lavorare con contratti flessibili non solo impediranno stabilizzazioni e assunzioni ma anche il mantenimento in servizio dei precari".

Cancellare il precariato cancellando i precari. Sembra questa la filosofia di sostegno della politica del governo in materia di lavoro contro cui già sono in atto forme di protesta: 500 precari dell'Isfol, 700 dell'Ispra, 400 dell'Invg e 317 dell'Istat (questi ultimi hanno fatto ritardare di dieci giorni l'uscita del tradizionale rapporto sull'occupazione pubblicato ogni tre mesi dall'istituto di rilevazione, che per altro segnala, oggi, come nel secondo trimestre 2008 il numero delle persone in cerca di lavoro è aumentato di 300mila unità, portando ad un tasso del 6,7%).

La mannaia che potrebbe abbattersi sulle migliaia di precari del pubblico impiego preoccupa anche il Pd. Cesare Damiano ha annunciato che il suo partito si "batterà per impedire che si vada in una direzione sbagliata, di maggiore disoccupazione e precarietà", paventando anche i numeri prodotti dall'emendamento confezionato da Brunetta: "se la norma passasse con gli emendamenti del governo - ha ammonito il viceministro ombra- significherebbe una perdita iniziale di almeno 60mila posti di lavoro". Un'idea dell'impatto che il provvedimento potrebbe avere l'ha data, per quanto riguarda Roma e provincia, il presidente Nicola Zingaretti: "l'emendamento -ha detto il presidente di Palazzo Valentini- colpirebbe circa 12mila precari del pubblico impiego ed oltre 6mila del comparto scuola, università e ricerca per un totale di 18mila lavoratori".

Cifre imponenti che spaventano se proiettate su tutto il territorio nazionale e di fronte a cui può poco la giustificazione del ministro, che oggi ha cercato di spiegare le ragioni della scelta. Secondo Brunetta infatti l'emendamento "mira a chiarire l'ambiguità delle disposizioni varate dal governo Prodi sulla cosiddetta stabilizzazione dei precari nella P.a." perché, sempre secondo il ministro, il precedente esecutivo "prevedeva in via del tutto teorica il processo di assunzione dei lavoratori precari", come dimostrerebbe il fatto che "nella finanziaria per il 2008 le risorse necessarie per una simile operazione erano irrisorie e non permettevano alcuna stabilizzazione". Meglio, dunque, procedere su altre strade: azzerare la possibilità di una lavoro finalmente a tempo indeterminato per migliaia di persone da anni appesa ad un filo e, per quanto riguarda invece le nuove assunzioni, avanzare la prospettiva del concorso riservato per una percentuale del 40% ai lavoratori impiegati nel settore con i contratti atipici. "Vi sono tantissimi giovani che hanno vinto un concorso pubblico e che per i reiterati blocchi delle assunzioni non possono essere assunti", si difende Brunetta, specificando che nel settore pubblico bisogna operare "senza corsie preferenziali e nel rispetto delle norme costituzionali". Tradotto in termini semplici: una guerra tra poveri che mette sul piede di guerra le rappresentanze sindacali scettiche anche sul tema delle nuove assunzioni prospettate dal governo. Il reclutamento previsto per il futuro attraverso il concorso non risolve infatti il problema, come spiega Pantaleo, perché "se non si fanno i concorsi si resta a terra e il decreto 112 prevede il blocco sostanziale del turnover perciò le assunzioni sono un puro miraggio".

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